Mario Rotta Tecnologie e nuovi scenari educativi
Cercherò in particolare, in questo intervento, di introdurre alcune riflessioni su argomenti che saranno sicuramente sviluppati e maggiormente approfonditi nel corso di questo stesso convegno, riassumendo brevemente alcune dei nuovi scenari che l'evoluzione delle tecnologie stanno configurando e con cui dovremo inevitabilmente confrontarci.
Parlando di nuove tecnologie, nuovi orizzonti della didattica e nuovi scenari educativi una prima riflessione riguarda lo stato attuale dell'evoluzione delle tecnologie stesse. Che cosa significa oggi parlare di nuove tecnologie in ambito didattico? Il problema non è scontato. Nel corso degli ultimi 15 anni, da quando i primi personal computer hanno cominciato a essere introdotti nella scuola, si è avuta una notevole evoluzione e lo stesso approccio alle tecnologie è cambiato in modo significativo; il significato che si è attribuito alle nuove tecnologie in ambito didattico si è inoltre modificato in relazione all'evolversi e all'affermarsi di varie teorie pedagogiche e modelli educativi. Si individuano in particolare 3 modi di intendere l'uso delle tecnologie all'interno della scuola e soprattutto 3 grandi periodi nei quali l'uso del computer è stato in qualche modo legato al prevalere di determinate teorie.
Inizialmente, soprattutto negli anni 70 e per parte degli anni 80, il computer è stato introdotto nella scuola privilegiando un approccio comportamentista: la macchina è stata vista come un oggetto capace di sostituirsi al docente o all'istruttore. Si sono sperimentate soprattutto forme di istruzione programmata. Si sono cioè proiettate nelle "macchine" troppe aspettative, generalmente mal riposte: si è pensato ad esempio che il computer potesse integrare o addirittura sostituire il lavoro del docente, fraintendendo spesso il significato dell'oggetto, percepito più come un fine che come uno strumento per la didattica.
Questo modo di intendere le nuove tecnologie nella scuola cambia nel corso degli anni 80, quando si comincia già a vedere nel computer un utensile in senso lato. La macchina appare allora come un oggetto/contenitore di strumenti e tools (la videoscrittura, i database...): strumenti che servono a risolvere problemi specifici e che si collocano sullo sfondo di un diverso rapporto con la tecnologia, vista ormai non come fine a sè stessa, ma come parte integrante del set di tecnologie educative con cui quotidianamente s affrontano i problemi legati al contesto dell'attività didattica. L'uso della videoscrittura a scopo didattico è tipicamente legato a questa concezione delle nuove tecnologie, concezione di chiara ispirazione cognitivista.
Negli anni 90 il fenomeno nuovo è la cosiddetta "multimedialità". Un termine abbastanza equivoco: multimediale è un qualunque contesto in cui si sommano o si sovrappongono più canali comunicativi, lo erano già il cinema e la TV. Si dovrebbe piuttosto parlare di "computer ipermediale", ovvero di potenzialità ipertestuali in ambienti che permettono di integrare informazioni che vengono erogate utilizzando canali comunicativi differenti in una "rete concettuale" di relazioni, rompendo la linearità caratteristica del testo. Il computer, in questa fase della sua evoluzione, non appare più, quindi, nè uno strumento per l'istruzione programmata nè un utensile cognitivo, ma emerge piuttosto su tutte le altre tecnologie educative in quanto "piattaforma su cui si costruiscono esperienze". Dietro questa concezione si delinea chiaramente la didattica di ispirazione costruttivista, che riconosce nelle attività collaborative e impostate su base progettuale o problem solving un particolare potenziale in termini di qualità dell'apprendimento.
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