ATTI DEL CONVEGNO
IL COMPUTER E L'ETA' DELLO SVILUPPO
RUOLI E PROSPETTIVE NELL'EDUCAZIONE

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Pierino Donada
Reti di scuole e didattica

Credo che se si presentasse qui ET, sbarcato da un'astronave materializzatasi qui fuori, magari dietro la Biblioteca Civica, e ci dicesse che vorrebbe portarci nella sua astronave per proiettarci in un mondo del tutto diverso da quello che noi conosciamo, probabilmente avremmo da una parte un misto di curiosità e di voglia di salire, dall'altra una sorta di naturale ritrosia a mettere il piede su qualcosa che non sappiamo se effettivamente è o non è nel senso tradizionale delle cose che noi abbiamo sperimentato finora. E' la stessa cosa che ritengo sia passata e passi ancora per la mente di molti, di fronte alle tecnologie.
Badate bene, questa paura non è una cosa solo di oggi, ma ha una storia talmente antica che la ritroviamo perfino in un mito ricordatoci da Platone in un suo bellissimo dialogo, il Fedro.
In questo dialogo (che è splendido, tra l'altro, per l'idea dell'amore e della bellezza e per il mito dell'auriga) avviene una cosa stranissima che ha a che fare con le tecnologie.
Ciò che lo rende attuale, al nostro discorso, è un inciso di una storiella raccontata da Platone attraverso le parole di Socrate, che ci fa pensare come la paura del nuovo modo di pensare e di essere ha sempre sovrastato l'uomo e lo ha condizionato per lunghissimo tempo.
Noi siamo ancora figli di Gutemberg: c'è poco da fare. Sono appena cinquecento anni trascorsi da quando quest'invenzione ha inondato il mondo e ha permesso lo sviluppo enorme delle conoscenze che attraverso la stampa si sono avute e ci è difficile, sia come persone formate attraverso lo strumento di Gutemberg, il libro, sia come operatori della scuola che con il libro, finora, hanno insegnato, pensare che esista un qualche cosa di totalmente diverso che possa costituire uno strumento non dico necessariamente alternativo, ma comunque diverso per far giungere le conoscenze nel ragazzo.
Ebbene, immaginiamo questa sorta di ET che si presenta a noi, trasferito nel dialogo platonico.
Dice Socrate a Fedro: Ho sentito che presso Naucrati d'Egitto c'è stato un certo dio, di quegli dei antichi che là vi sono, di nome Teuth. In quel tempo era re dell'Egitto un certo Tamù che stava nella grande città che i greci chiamano Tebe d'Egitto. Teuth dunque andò da Tamù e gli fece vedere le sue scoperte e disse che era bene insegnarle a tutti gli egiziani.
Il re gli domandò:"Che utilità portano tutte le tue scoperte?" e l'altro gli espose tutti i suoi criteri e il re, a seconda che gli pareva se andava bene o male, un cosa criticava e un'altra ne lodava. Ad un certo punto ecco che Teuth presentò al re l'invenzione della scrittura e disse: "Questa scoperta, o re, renderà gli egiziani più sapienti e più capaci di ricordo. E' stato trovato un rimedio che dà ricordo e sapienza". Allora il re rispose: "Teuth, tu certo sei espertissimo nelle arti, sei bravissimo, ma la medesima persona non può proporre da una parte le arti e dall'altra anche giudicare quale parte di danno o di vantaggio ciascuna in sè apporti. La tua scoperta, infatti, indurrà nelle anime l'oblio perchè non si farà più esercizio di memoria".

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