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La familiarità immediata e fiduciaria tra bambino e computer spaventa in molti casi genitori e insegnanti, i quali cercano, per reazione, di moderarla secondo schemi interpretativi inadeguati, perchè maturati in ambito libresco. Dovrebbero invece sforzarsi di capire i nuovi ambiti di pensiero, di "intelligenza mobile" e di apprendimento, resi possibili dall'uso della macchina elettronica.
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Come ricercatore e didatta mi occupo di pedagogia dei media e, in particolare, di quanto la presenza di multimedialità e telematica contribuisce a sviluppare l'azione educativa sia in contesti di tipo formale (scuola, università, azienda) sia in contesti di tipo informale (famiglia, mercato).
Il mio approccio potrebbe essere definito, con una metafora, più "etologico" che "ecologico", intendendo con questo che non mi riconosco nelle idee di quanti pensano sia possibile depurare l'azione dei media per renderli educativi, al contrario ritengo che una più adeguata conoscenza di quel che i media, vecchi o nuovi, sono in un regime di "libertà" ci consenta di usarli meglio per le funzioni specifiche dell'educazione e forse anche per capire meglio quali sono queste specifiche funzioni.
Di conseguenza, il riferimento all'ambito formativo e ai problemi di identità che esso pone quasi per sua stessa costituzione (quando mai, nel passato, si è evitato di associare educazione a crisi?) fa sì che - prima ancora dei presunti effetti dei media sull'equilibrio psichico di bambini e ragazzi, tema che sembra turbare e appassionare i più e che spinge, appunto, a ipotizzare un'ecologia dei media - io sia portato a misurarmi con gli effetti che le rappresentazioni adulte delle macchine cognitive e psicoaffettive producono sul loro impiego (soprattutto quando queste macchine vengono azionate come risorse generali per lo sviluppo delle esperienze e degli apprendimenti dei giovani), e con la distanza che tali rappresentazioni manifestano rispetto a una presa in carico più realistica, etologica direi, dei media.
La cosa che più mi preoccupa, a questo proposito, è il diffuso sentimento di preoccupazione che gli adulti manifestano nei confronti del dato di fatto costituito dalla stretta familiarità tra bambino e media. Questa preoccupazione dell'adulto poggia, il più delle volte, su argomenti di tipo contenutistico (la violenza dei videogiochi e le insidie sessuali di Internet, oggi; ma ieri analoghi discorsi venivano fatti a proposito dei pericoli dei fumetti e del cinema; l'altro ieri a proposito della letteratura giovanile di consumo) e riflette la difficoltà, da parte sua, di misurarsi con la natura delle esperienze che i più giovani maturano spontaneamente nell'entrare in un rapporto d'uso, o, come si suole dire, nell'abitare i media 1.
Note
1 Una posizione di questo tipo, centrata non tanto sui presunti "effetti" di tv e computer (intesi come "cose sporche") sull'animo (inteso costituzionalmente "puro") dell'infante, quanto sul carico di aggressività che si nasconde (nemmeno tanto!) nell'ecologia pedagogica di cui sono intessuti i più ricorrenti discorsi adulti sui media, era vista come totalmente fuori registro, fino a qualche anno fa, almeno in Italia. Un mio libretto del 1996 (Esseri multimediali. Immagini del bambino di fine millennio, La Nuova Italia, Firenze) in cui sostenevo che i media sono amati dai bambini e che l'amore non fa mai male, se non agli invidiosi, venne accolto con un imbarazzato silenzio dagli studiosi del settore, e l'editore lasciò che la tiratura si esaurisse autonomamente, senza più provvedere alla ristampa (se ne può recuperare il testo presso il sito di cui sono responsabile, alla pagina: (http://www.geocities.com/Athens/Forum/9897/down.html#esseri). Ma oggi lo stato dell'arte è decisamente migliore, come documentano tre opere uscite nel 1999 e mosse dal medesimo intento di far capire in che senso la familiarità con il sistema dei media possa essere salutare per bambini e ragazzi, e probabilmente diventarlo, se adeguatamente conosciuta, anche per i loro custodi pedagogici: Mario Morcellini, La TV fa bene ai bambini, Meltemi, Roma; Paolo Beneventi, Come usare il computer con bambini e ragazzi, Sonda, Torino; Francesco Antinucci, Computer per un figlio. Giocare, apprendere, creare, Laterza, Roma-Bari. Da parte mia, sono ritornato sul luogo del delitto con Tre ipertesti su multimedialità e formazione, Laterza, Roma-Bari.
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