Giorgio Jannis La creatività nel cambiamento. Testi e ipertesti nel lavoro di gruppo
E' mia intenzione, in questo intervento, portare per quanto mi è possibile all'attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori qui presenti alcune osservazioni e percezioni generali inerenti al vasto argomento delle possibili interazioni dialettiche tra la pratica didattica quotidiana e l'utilizzo delle nuove tecnologie telematiche e ipermediali; in particolare cercherò di porre il focus del discorso su alcune qualità interazionali e operative proprie dell'esperienza da me vissuta in questi ultimi mesi nel corso di centinaia di ore di lavoro con bambini e ragazzi, attività stimolante quanto impegnativa, esercitata nei laboratorii multimediali delle scuole di questo distretto scolastico.
Il gruppo
Proprio dal luogo "fisico" in cui avviene l'interazione degli alunni con le macchine multimediali vorrei iniziare, ben sapendo come la qualità stessa, cognitiva e patemica, di una qualsivoglia esperienza, sia determinata in certe sue macro-dimensioni dalle caratteristiche strutturali ed ambientali del luogo fisico in cui questa si svolge. Frequentando diverse scuole, ho notato come l'aula multimediale (e tralascio qui ogni riferimento ad una già annosa polemica riguardante l'ottimale disposizione dei computer all'interno di un edificio scolastico) sia spesso sottodimensionata rispetto al numero di macchine presenti, oppure, di converso, come queste ultime risultino quasi stipate tanto sono tra loro accostate, senza permettere intorno ad esse l'esistenza di uno spazio di lavoro adeguato… tutto ciò potrebbe senza dubbio riverberarsi sull'atteggiamento mentale e sul clima di approccio al lavoro degli alunni al computer, dando luogo di riflesso in questi ultimi ad una connotazione di angustia anche psicologica, essendone la pratica d'utilizzo nelle aule così arredate caratterizzato da una certa convulsione e frenesia. Mi chiedo cosa succederebbe se per esperimento dieci computer, anzichè essere costretti in pochi metri quadri, fossero dislocati in uno spazio delle dimensioni di una palestra; certamente il ritmo dell'esperienza del laboratorio, il clima generale risulterebbero alquanto diversi. Lo spazio ristretto, "di fortuna", in cui per la prima volta anni fa è stato posto il computer all'interno di alcune scuole, magari presso l'aula insegnanti, oppure vicino alla fotocopiatrice, in una sorta di "area di servizio", sovraccaricato nel corso del tempo con altre ulteriori macchine e relative periferiche, non può certamente permettersi di sostenere i tempi e i modi lavorativi di una intera vociante classe di bambini delle elementari, per una strutturale mancanza di spazio e di attrezzature assolutamente necessarie (a partire da alcuni semplici "tavoli di lavoro") alla preparazione di una qualsiasi opera scolastica frutto di un lavoro di gruppo.
Il clima generale, di cui parlavo, in cui prendono vita le esperienze didattiche dei laboratori da me condotti risulta improntato a una notevole "effervescenza", caratteristica questa che ho riscontrato in classi di ogni ordine scolastico: si tratta senza dubbio dell'atmosfera con cui gli allievi percepiscono l'innovativa "lezione con il computer", formata da una miscela di entusiasmo e di iperattività, in una sorta di giocosità laterale rispetto al normale svolgimento delle lezioni, permessa dalla percezione di una destrutturazione delle modalità d'insegnamento. D'altronde, è sufficiente sospendere anche per un solo istante una qualsiasi lezione frontale, a favore di attività alternative rispetto a questo tradizionale metodo d'insegnamento, per rendersi conto che le energie imbrigliate dalla disciplina tipica della buona condotta scolastica, funzionale ad un trasferimento unilaterale di nozioni da parte del docente verso i discenti, esplodono al semplice prefigurarsi di una situazione percepita come libera da vincoli ed imposizioni, vissuti "storicamente" dagli alunni (almeno dalle scuole medie in poi, in concomitanza alla nascita di una certa consapevolezza di sè e del proprio ruolo in quanto persone autonome) come arbitrari e dittatoriali; poichè l'attività di lavoro di gruppo, certamente lungi, se intende essere proficua, dall'essere caotica e disordinata, esce dagli schemi classici della lezione frontale permettendo una maggior espressione delle singole personalità degli alunni, e tenuto conto della bontà pedagogica e formativa riguardo alla pratica della fruizione collettiva anche nell'uso delle nuove tecnologie didattiche, risulta giocoforza necessario da parte dei docenti prepararsi alle lezioni così organizzate secondo modalità di interazione diverse, sviluppando un atteggiamento piuttosto "tutoriale", incentrato precipuamente su un'opera di affiancamento e di sostegno dell'alunno. Le strategie didattiche miranti alla progettazione di laboratorii multimediali prevederanno da subito delle considerazioni legate al ritmo peculiare che si crea naturalmente nel corso delle esperienze didattiche sostenute dall'utilizzo dei computer. A cambiare radicalmente in questa prospettiva sono le competenze e le performance comunicative richieste sia all'insegnante sia al discente, in quanto il piano della relazione che ora intercorre tra i soggetti coinvolti nell'interazione - ambiente di lavoro, computer, alunni, insegnanti, rete Internet - presenta modalità (sintattiche, e quindi da subito semantiche, se indagate secondo una grammatica situazionale) maggiormente accostabili a un fare insieme, una cooperazione finalizzata in maniera progettuale al raggiungimento di un risultato, rispetto alla precedente relazione asimmetrica tipica dell'insegnamento ex cathedra, quindi una cooperazione sostanziale che per esistere come interrelazione positiva ed operante necessita di nuove forme di linguaggio capaci di veicolare contenuti all'interno di una cornice comunicativa totalmente differente.
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