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Gigliola Della Marina
Minori e diritti - Consapevolezza e tutela

Un secolo, il nostro, iniziato con il mondo dell'infanzia e dell'adolescenza senza alcun diritto, termina con il più potente strumento legale visto sinora, il quale non solo propone e raccomanda ma tutela i diritti dei bambini e degli adolescenti di tutto il mondo: la Convenzione Internazionale dei Diritti dell'Infanzia (0-18), approvata dalle nazioni Unite il 20 novembre 1989, la cui promozione e divulgazione è stata affidata dall'ONU all'UNICEF.

Nell'ultimo decennio l'intera comunità delle nazioni, a esclusione di Somalia e USA, ha affermato la propria responsabilità a sostenere e a tutelare i diritti dell'infanzia alla sopravvivenza, alla protezione, al pieno sviluppo e alla partecipazione. Ed è proprio questo impegno globale che fa della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia lo strumento legale sui diritti umani più accettato e celebrato della storia, ratificato da 193 Paesi. La sua importanza è quella di essere non solo propositiva come i documenti precedenti, ma vincolante per gli Stati nell'effettivo rispetto di essa: affianca alle norme comportamentali una serie di procedure volte a garantire l'adempimento degli obblighi assunti dagli Stati, includendo delle sanzioni per gli inadempienti.

A tale scopo l'ONU ha istituito un Comitato per i diritti dell'Infanzia, con funzioni di controllo e verifica. E' composto da dieci membri, esperti "di alta moralità e in possesso di una competenza riconosciuta nel settore in oggetto (art 43)" scelti secondo un criterio di ripartizione geografica la cui partecipazione è a titolo personale. Si riunisce due volte all'anno e esamina i rapporti che i Governi sono obbligati a presentare due anni dopo la ratifica e in seguito ogni cinque anni. Tali rapporti devono illustrare la condizione dell'infanzia dettagliando le iniziative intraprese per migliorare le condizioni di vita dell'infanzia, i relativi provvedimenti legislativi e fornire dati e informazioni sull'applicazione dei principali diritti e le politiche che si intendono seguire.

A livello internazionale la forbice tra principi e vita vissuta è tuttavia sempre molto ampia e, anche se in questi dieci anni sono stati raggiunti molti risultati, c'è ancora molto da fare per garantire uguali diritti per tutti i bambini e gli adolescenti del mondo. Si devono finalmente affrontare le cause del malessere senza farsi sopraffare dai sintomi e agire subito per proteggere le nuove generazioni. Infatti, nelle regioni del mondo, diverse per etnia, cultura, stato sociale ed economico, bambini, bambine e adolescenti continuano ad essere le vittime per malnutrizione, malattie, analfabetismo, sfruttamento, guerre, abusi e violenze di ogni genere.

Il compito di scuotere l'indifferenza dell'uomo d'oggi è stato fatto proprio dal Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia, testimone delle condizioni dei bambini del mondo attraverso la denuncia delle violenze troppo spesso silenziose e la richiesta di responsabilità e partecipazione alla comunità mondiale in tutti i suoi componenti: nazioni, istituzioni, multinazionali, banche, imprenditori, media e singoli individui. La sfida per l'UNICEF è: intervenire subito e bloccare la spinta alla povertà, in aumento ovunque, nel Nord e nel Sud del mondo. Paradossalmente, il fenomeno si accentua laddove i ricchi sono maggiormente ricchi, i poveri sono ancora più poveri. Per esempio, solo in Irlanda e Israele ci sono bambini più poveri che negli USA, dove accanto ai ricchi con un reddito pro capite di 65.560 dollari, ci sono poveri con un reddito annuo di 10.920 dollari. Mentre in Irlanda i più ricchi hanno un reddito di 27.190 ed i più poveri 6.690, appena sotto ai poveri degli Stati Uniti.

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